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Perché la fiducia funziona

 

Il principio che sta dietro alla Leadership Organization è che le persone hanno un innato, forte desiderio di partecipare. A questo bisogno di partecipazione si oppone la paura, la paura del rifiuto, dell’insuccesso, della perdita della punizione o del disagio. Talvolta siamo incerti, timorosi di prendere questa o quella via, in piedi sul ciglio di un trampolino, indecisi se saltare o fare marcia indietro. Anche se ad una prima occhiata il desiderio di partecipare non è evidente da parte delle persone, dietro le apparenze quasi tutti vogliono essere produttivi per poter credere che la loro organizzazione migliora proprio grazie al loro contributo. Fondamentalmente, quasi mai la motivazione rappresenta il problema. Il problema nasce quando le persone pensano che a loro viene negata la possibilità di dare un contributo. Quello che desideriamo maggiormente non è più a loro disposizione, almeno così pensano, e si ritirano, si mettono sulla difensiva, spettegolano, creano problemi, oppure iniziano ad andare a lavorare soltanto per fare presenza. Supponete di avere una grande idea per un prodotto, e di volerla sottoporre al comitato direttivo, ma avete timore che i membri del comitato possano contestarla.
Allora voi decidete quando, dove e, addirittura se presentarla. Alla fine, decidete di procedere alla presentazione. Loro non sembrano molto interessati. Interrompono e, dalle domande, si direbbe che non stanno proprio ascoltando. Non che siano in disaccordo con voi, è che non sembrano proprio coinvolti. Come reagite? Un altro esempio: supponete di presentare la vostra idea al comitato, e di vedervela bocciare completamente. Come reagireste? Ancora: Ipotizzate che l’idea piaccia! A questo punto siete il nuovo genio dell’organizzazione, la stella nascente che non può sbagliare. Le vostre reazioni a queste diverse eventualità possono spaziare dalla frustrazione all’esultanza, ma la vostra reazione, sarà comunque sempre di tipo emotivo e basata su quanto il vostro desiderio di apportare un contributo, ed il rischio che vi siete assunti nel dare questo contributo sia ben accetto. Il nostro desiderio di contribuire è sempre in equilibrio precario, con l’istinto di autoprotezione e, ogni volta che ci assumiamo il rischio di dare un contributo ed essere produttivi, ne deriva una conseguenza emotiva, positiva o negativa.

2 Commenti »

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2 Risposte a “Perché la fiducia funziona”

  1. 1

    Luisa dice:

    Ma basta la fiducia in sè stessi?..e se si parte con la nostra idea e iniziativa, pensando, come va va , e con un poco di menefreghismo, quanto basta per non avere conseguenze emotive? Per contribuire bisogna farsi una corazza, e questo nella società in cui viviamo tra le invidie e opposizioni…direi \" io contribuisco, poi se piace bene , se non piace o non vi interessa finisco prima e vado da un altra parte…
    So che questo vuol dire non combattere, per qualcosa in cui si è creduto, ma oggi non ne vale più la pena è uno spreco di energie, ti scontri con chi non ti lascia emergere per paura di essere sommerso.

  2. 2

    Alessandro Zucchelli dice:

    Rispondo al commento di Luisa.
    Senz’altro il mondo che ci circonda si comporta come uno specchio nei nostri confronti, se non abbiamo fiducia in noi stessi, come possiamo pretendere che gli altri ce l’abbiano? Fin dal mattino, appena alzati, ci rivolgiamo alle persone che ci circondano con un sorriso, facilmente ne riceveremo uno. Cos’ì nel mondo del lavoro, io preferisco essere propositivo, essere a disposizione del collega, arrivo alle riunioni con qualcosa da proporre, che sia una piccola cosa che un progetto importante. E’ un rapporto con il mondo esterno, con le persone che ci circondano, che si costruisce giorno dopo giorno, costantemente. Dare il massimo, in ogni occasione, mettere passione in quello che facciamo. Godere dei risultati raggiunti mentre se ne programmano di più ambiziosi.
    E’ vero, spesso ci si scontra con chi non ci vuol far emergere, con chi ha invidia… be, di solito chi ci tappa le ali lo fa solo perchè ha paura di non essere all’altezza, peggio per lui, la verità verrà a galla! Chi è invidioso? Problema suo… è lui che si fa bruciare da questo terribile sentimento!

    Io h fiducia in me stesso, metto il massimo della passione in tutto quello che faccio, sono molto competitivo ed ambizioso, raggiungo sempre gli obiettivi che mi sono fissato.

    Un capo mi vuole tappare le ali?? Chi dirige l’azienda sa la verità… o farò in modo che la sappia…

    Chi è invidioso? neanche lo prendo in considerazione… e lo aiuterò a raggiungere i miei risultati.

    Avere un atteggiamento negativo? Da questa condizione non ho nulla da guadagnare!

    Alessandro Zucchelli

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